Mutazioni dei perimetri provinciali, Critelli: “Si pensi a una Conferenza regionale per riorganizzare gli Enti Locali”
Necessario un ruolo attivo del Consiglio Regionale per avviare un confronto tra corpi intermedi che qualificano l’impianto politico, economico e sociale della Calabria
Ho avuto modo di leggere della determinazione di alcuni Comuni della Provincia di Vibo Valentia, di una ricomposizione della Provincia di Catanzaro ante ’92 e altri che risolvono il problema pensando alla Provincia Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia.
In pratica, una riedizione del vecchio assetto istituzionale senza indagare le ragioni che ne determinarono la scomposizione.
Ovviamente, non sarebbe una tri-nominazione o anche una quater (Lamezia), a dipanare condizioni ormai sedimentate che avrebbero bisogno di essere approfondite e implementate.
Di sicuro, non si può liquidare come municipalismo o campanilismo, un movimento di popolo e l’unità diffusa, politica e istituzionale, che si manifestarono come pilastro progettuale e non come revanscismo paesanotto.
Il rango Istituzionale che conseguimmo, come gruppi dirigenti nel periodo 1988/1992 aveva fondamento culturale, economico, sociale e politico.
Salto a pie’ pari gli anni precedenti, a partire dai primi anni ’50, perché ci stiamo lasciando alle spalle, oggi, anche 55 anni di regionalismo strabico e 33 anni di istituzione delle Province di Crotone e Vibo Valentia.
Le tre macro Province
(Catanzaro,Cosenza, Reggio C.) formatesi all’inizio del 19°sec. (1806-1817) hanno attraversato, letteralmente, i “Domini Borbonici” del Regno delle due Sicilie prima e quello d’Italia con i Savoia poi: oltre 200 anni.
Ebbene, ci sono diverse scuole di pensiero sulla suddivisione istituzionale e amministrativa.
Per definizione le Province sono Enti Intermedi con funzione di coordinamento fra i Comuni che le compongono e competenze limitate.
Va da sé, quindi, che le dimensioni territoriali e demografiche dovrebbero rispondere a requisiti di agibilità amministrativa, sostenibilità economica, simbiosi culturale, omogeneità e coesione sociale, ma, soprattutto, comune interesse geopolitico.
Quale ruolo hanno avuto i tre Capoluoghi storici nello sviluppo dei territori periferici?
Nessuno!
Crotone ha impattato, sul finire degli anni ’70, e per tutti gli anni’ 80, con una crisi industriale delle produzioni chimiche e metallurgiche che ne ha depotenziato il tessuto connettivo fatto anche di piccole e medie imprese.
Ma questa è un’altra storia che si trascina, nostro malgrado, da quegli anni e che ancora riecheggia nelle aule di Tribunale.
Questo non vuol dire, però, che il riconoscimento di quarta Provincia calabrese fu un contentino, piuttosto che un risarcimento della deindustrializzazione.
A quella, il Governo Ciampi seppe rispondere con strumenti e risorse adeguate (Contratto d’area sovvenzione globale) dando l’indirizzo strategico e affidando ai protagonisti locali la gestione e le scelte industriali.
Faccio riferimento alle condizioni di partenza, di ciascun ambito territoriale, per evidenziare che il ruolo decisivo lo svolgono, in combinato disposto: la consapevolezza diffusa delle classi dirigenti locali (visione di prospettiva) e la capacità di coesione politica (unità nella diversità).
Furono la pietra miliare sulla quale costruimmo la Provincia di Crotone, consumando i necessari passaggi, politici e legislativi, nelle Comm.ni Parlamentari Affari Costituzionali e Bilancio, in Parlamento e in Consiglio Regionale: 1988/1992.
Sono profondamente rispettoso del deliberato di un Consiglio Comunale, figuriamoci di più Consessi.
Ma uno o più deliberazioni possono rappresentare un unicum rispetto agli oltre 400 Comuni “delle Calabrie”?
Non è forse più ragionevole e opportuno affrontare il tema in un ottica riformatrice che guardi alla prospettiva più che al retaggio?
Sarà una mia personale ossessione! Ma perché non riorganizzare l’assetto Istituzionale e Amministrativo calabrese in base alle potenzialità e alle vocazioni dei territori piuttosto che ai punti cardinali o ai “domini” storici?
Nessuno, tra l’altro, ha mai preso in considerazione il fatto che la Calabria è bagnata da due mari per tutta la sua longitudine, ma che lo sviluppo sia stato, prevalentemente, Tirrenocentrico.
Questa, in verità, era l’ossessione di un amico, un caro amico, con il quale riflettevamo sulle prospettive della Calabria e di Crotone e che, purtroppo, non c’è più: Peppino Cosentino. Glielo dovevo!
Che Crotone e Vibo Valentia siano piccole è un dato ovvio, perché dimensionale e demografico.
Ma Cosenza e Reggio Calabria, mutatis mutandi, sono, altrettanto ovviamente, troppo grandi per poter garantire un’azione politica e amministrativa efficiente ed equivalente.
Insomma, la discussione sarebbe tanto articolata quanto complessa.
Servirebbe un ruolo attivo del Consiglio Regionale e un confronto che avesse l’ambizione di interfacciarsi con i corpi intermedi che formano l’impianto politico, economico e sociale della Calabria.
Da ultimo, anche il Consigliere regionale Alecci, sollecita un confronto con il Governo regionale riguardo il ruolo dei piccoli Comuni che, voglio augurarmi, non abbia intenzioni solo di propaganda e polemiche.
Si dia vita alla Conferenza Regionale per la “Riorganizzazione degli Enti Locali” per andare avanti e non per tornare indietro.
Domenico Critelli
già Assessore provinciale;
componente del Comitato Magna Graecia;
componente Progetto Zero6