AEROPORTO A SIBARI, SOLO FUFFA. DISCUSSIONE FUNZIONALE AL CENTRALISMO

AEROPORTO A SIBARI, SOLO FUFFA. DISCUSSIONE FUNZIONALE AL CENTRALISMO

Reazioni spropositate a fronte di argomentazioni inutili. Il comitato spiega il perché sia improponibile un aeroporto a Sibari: mancanza di utenza e autorizzazioni

Siamo stati chiamati in causa, con fare improvvido, da soggetti che si attribuiscono la titolarità di un editoriale incentrato sull’esistenza di un dibattito acceso circa la realizzazione di un aeroporto a Sibari. Il presunto autore si rende protagonista di una reazione tanto spropositata quanto incomprensibile, dal momento che, la nostra presa di posizione, non chiamava in causa la testata giornalistica di appartenenza tanto meno autori e/o autrici. Noi non personalizziamo un dibattito a fini sociali, è una cultura zingaresca che non ci appartiene, né dobbiamo rincorrere a tutti costi pratiche mediatiche per conquistare qualche like in più. Spiace incappare in situazioni che talvolta celano forme di protagonismo esasperato non richiesto. Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, talmente libero da inventarsi un attuale acceso dibattito sull’aeroporto di Sibari, quando a nostro parere la vera emergenza di cui si sta discutendo è oggi la drammatica vicenda del coronavirus. Nessun bavaglio, quindi, chi piuttosto subisce la censura è il nostro comitato che non vede ospitati i propri comunicati (se non in singoli casi) sulla testata giornalistica che si è auto chiamata in causa. Ma non è un problema, crediamo nell’autonomia e nell’indipendenza di ogni singola testata giornalistica privata. Diciamo questo perché evidentemente non siamo proprio noi i censori. Non è un caso, d’altronde, che ogni nostro evento pubblico (tra cui conferenze stampa) sia stato puntualmente disertato dalla testata chiamatasi in causa. Ribadiamo, non è un problema, ognuno è libero di agire come crede, ma non si possono neanche ribaltare le cose.

Ci si inventa un inesistente dibattito acceso sull’aeroporto di Sibari e guarda caso, dopo la nostra presa di posizione, spunta una nuova disamina pro aeroporto di Sibari che trova spazio nella stessa testata giornalistica ove opera per l’appunto l’autore risentito. Le reazioni di pancia non portano da nessuna parte. Né ci spaventa l’avvio di un dibattito sull’aeroporto a Sibari. Pronti ad affrontarlo in tutte le sue sfaccettature, ma solo se ci sono le condizioni è bene discutere, altrimenti si fa solo fumo e fuffa utili, speculari e funzionali agli interessi del centralismo. Che l’arco jonico debba essere marginalizzato lo dice la storia e lo dicono i numeri, ma tutto ciò non indigna i nostri interlocutori. Chissà perché! Ci riserviamo il beneficio del dubbio, ma le certezze non sono così lontane.

Dati alla mano, e rimaniamo in attesa di risposte concrete, la situazione degli aeroporti in Calabria è la seguente: 3 scali che arrancano e soprattutto che non dispongono allo stato attuale del bacino d’utenza ottimale per trasformarsi da cattedrali nel deserto in opere di servizio alla comunità.

Nel caso di specie l’eventuale scalo Sibarita, che ricordiamo sarebbe il quarto in una regione con circa 1.900.000 abitanti (la Lombardia ha lo stesso numero d’aeroporti attivi su un bacino demografico di 10 milioni d’abitanti, mentre in ottica europea l’area metropolitana parigina gestisce su 2 scali oltre 9 milioni di persone) come suffragherebbe i dati demografici richiesti da Enac per la sussistenza in vita di uno scalo, laddove è richiesto un bacino demografico di circa 450mila abitanti?
Pensiamo forse che la vicina Lucania disponga di qualche milione d’abitanti? Siamo consapevoli che è in procinto la messa in funzione dello scalo di Pisticci (laddove la struttura esiste già) e che la città di Taranto, che da sola ha una demografia superiore a tutta la Sibaritide,
sta chiedendo a gran voce la messa in funzione dello scalo di Grottaglie? Eppure leggiamo di fantasiose congetture secondo cui sul bacino del “potenziale aeroporto di Sibari” graviterebbe un milione di persone. Viene seriamente il dubbio di pensare che si gioca a chi la spara più grossa!

Allora forse sarebbe il caso di scendere nuovamente con i piedi per terra e parlare di opere ed infrastrutture quando si conoscono i numeri che suffraghino le legittime, ma aleatorie, richieste.
La definizione utilizzata dalla Commissione Europea ai fini delle decisioni in materia di scali aeroportuali è seguente: Si definisce bacino d’utenza di un aeroporto, una delimitazione di mercato stabilita in norma a circa 100 km o a circa 60 minuti di percorrenza in automobile, autobus e treno. Pertanto le dimensioni di un bacino d’utenza di un aeroporto dipendono dalle caratteristiche dello stesso, dal modello industriale, dall’ubicazione e dalle destinazioni da esso servite. La soglia dei 100km (200 se esiste una linea ferroviaria AV) è parimenti definita all’articolo 24 del regolamento TEN-T che fissa i criteri relativi ai componenti dell’infrastruttura del trasporto aereo. Appare quindi necessario ricordare che la Commissione Europea, in un recente studio relativo all’accessibilità dei voli passeggeri in Europa ha stabilito la definizione di bacino d’utenza aeroportuale quell’area distante mediamente 90 minuti dallo scalo.
Una volta illustrati i numeri che confermano i dati che come Comitato sosteniamo ormai da tempo, ci chiediamo che senso abbia parlare di un altro scalo aeroportuale, quando opere necessarie e non più procrastinabili come una strada a 4 corsie dal futuro innesto del Megalotto 3, fino al congiungimento con la prevista variante al megalotto 6, permetterebbe al bacino sibarita di recarsi in aeroporto in meno tempo rispetto a quanto previsto dalla Commissione Europea per raggiungere uno scalo aeroportuale di pertinenza, ed ancora con l’elettrificazione della linea ferrata, l’estremo lembo nord dello Jonio Calabrese, disterebbe meno di 90 minuti dalla scalo pitagorico, che a quel punto godrebbe del suo naturale bacino d’utenza di circa 450mila abitanti?
Bene, chi non vuol mettersi in testa che, pur nella libertà di pensiero, bisogna parlare quando si hanno numeri alla mano, e con dati difficilmente confutabili, troverà sempre una netta opposizione da parte del Comitato, che sin dal primo giorno si pone come obiettivo la creazione di una provincia con un doppio capoluogo, non come capriccio, ma con la consapevolezza di voler determinare una forte presa di posizione da parte del popolo magnogreco, laddove la battaglia per la nuova area vasta sarà contenitore delle problematiche che attraversano l’area tutta, sia quella facente capo a Corigliano Rossano, sia quella direttamente coordinata da Crotone.
Pertanto se si persevera verso una logica aleatoria parlando di un nuovo aeroporto, in assenza di opere fondamentali necessarie e sufficienti all’area in questione, o non si conosce la zona o si è in malafede. Nella speranza di essere stati chiari, rimaniamo in attesa di altri interventi telecomandati a tal punto da poter dimostrare un domani che si è stati capaci di aprire una discussione sull’aeroporto di Sibari. D’altronde le medaglie di carta esistono anche per questo.

Ufficio stampa – Comitato Magna Graecia

Redazione Comitato MagnaGraecia