GESTIONE COVID GIUNGLESCA AREE PROMISCUE. SCELTE IRRESPONSABILI

GESTIONE COVID GIUNGLESCA AREE PROMISCUE. SCELTE IRRESPONSABILI

Spopola l’approssimazione politica nelle scelte sanitarie. Rivendicazionismi inutili ed anacronistici, nel mentre il sistema sanitario regionale collassa sotto i colpi d’incompetenza politica e l’assoluta assenza di presidi al personale sanitario in prima linea

Le politiche calabresi in ambito sanitario denotano sempre più un livello d’approssimazione e di poca conoscenza dello status quo.
Ci eravamo complimentati con la presidenza della Giunta regionale all’indomani della prima riunione del consiglio nella quale era emersa in maniera chiara ed inequivocabile la presa di posizione del Governatore, che fedele alle disposizioni del 27 gennaio 2020, nelle quali il ministero della salute stabiliva la presa in carico dei pazienti Covid nei centri DEA di secondo livello, quindi negli ospedali di tipo Hub, chiarendo in maniera netta e incontrovertibile l’orientamento in materia di tutele sanitarie al fine di limitare drasticamente contagi e morti.

Pur tuttavia notiamo che tali disposizioni, poi avvalorate anche dalla nota del commissario ad acta della sanità, ad oggi sono assolutamente ignorate, in barba a qualunque principio di buona sanità. Stiamo assistendo a riunioni partigiane in cui maggioranza ed opposizione in sede alla Regione Calabria, a tavolino decidono comunque di investire su reparti Covid negli ospedali tirrenici (assolutamente privi di centri DEA di secondo livello) continuando nella patetica suddivisone dei pani e dei pesci relativamente a reparti che si spostano da un Presidio ad un altro alla velocità della luce, per poi ritornare al punto di partenza e viceversa.

In tutto ciò si era investito sull’ospedale di Castrovillari, adeguando il Presidio a polo Covid, per poi fare un repentino passo indietro, data la totale mancanza di percorsi alternativi e differenziati nell’ospedale Ferrari.
Ancora oggi assistiamo a mediocri uscite nelle quali si rivendica un polo covid per Corigliano Rossano adducendo che la stessa sarebbe l’unica in Calabria a non ospitare un reparto così delicato e riprendendo articoli di stampa che nella metà del mese scorso annunciavano a mo’ di trionfo, la nascita di fortini nello stabilimento ospedaliero N. GIANNETTASIO, non rendendosi conto neppure minimamente che l’ospedale in oggetto mancherebbe dei benché minimi presidi di sicurezza per la destinazione d’uso, lasciando nella più completa promiscuità i degenti covid dai non covid, come i casi ad oggi appurati ci hanno ampiamente dimostrato.

Si stanno facendo proclami che rasentano una bassezza ed un’ignoranza in materia da far rabbrividire anche i meno avveduti.

Piuttosto che chiedere, ancor prima che questa maledetta pandemia prendesse il sopravvento, la necessità di un Presidio hub per lo Jonio, che abbracciasse sotto un’unica Azienda Ospedaliera ed una centrale operativa del 118 i due principali ospedali dell’arco Jonico, Crotone e Corigliano-Rossano, con i presidi di montagna ad essi collegati e i presidi dismessi da riattivare, chiediamo un reparto covid, adducendo di essere l’unica città in Calabria a non averlo?

Ci chiediamo se costoro, sono a conoscenza che ospedali come Lamezia Terme, con reparti fino a qualche anno fa d’eccellenza in campo infettivi, hanno declinato le sommarie proposte dell’Asp di Catanzaro che avrebbe voluto in un primo momento ricoverare nel “Giovanni Paolo II” i degenti della Rsa di Chiaravalle Centrale, e solo grazie alla lungimiranza del sindaco Mascaro hanno evitato di contagiare un intero ospedale ed una città tutta. Ci chiediamo se gli autori di tali dichiarazioni, sprovviste delle più elementari conoscenze di settore, siano consapevoli della realtà calabrese d’oltre Crati e Trionto, o se il loro piccolo e limitato pensiero non va oltre a 30 km di costa.

Ci chiediamo che senso abbia uscire in regione con delle disposizioni circa l’allocamento negli Hub dei pazienti Covid, per poi predisporre reparti in ospedali del tirreno, o comunque in presidi presenti in capoluoghi calabresi pur non essendo i loro rispettivi ospedali, presidi di tipo Hub.

L’organizzazione mondiale della sanità è orientata ad assumere il dato secondo cui il contagio da corona virus viaggi anche nell’aria, ciò determina inevitabilmente una necessaria presa di posizione conseguenziale, ossia, l’esclusione categorica di reparti Covid da ambienti promiscui. Adagiare gli spoke a Covid comporta questi rischi. Ed ecco perché il comitato promuove l’idea, da tempo, di svuotare gli HUB dei ricoveri ordinari e di destinarli solo ed in via esclusiva a Covid. Decisione saggia che produrrebbe efficienza sia sotto il profilo igienico-sanitario a tutela del cittadino sia sotto il profilo del contenimento della spesa. Dispensare posti letto in lungo e in largo non crediamo sia un’operazione vantaggiosa dal momento che sussistono seri problemi per l’acquisto di kit per tamponi, mascherine, e protezioni individuali. Centralizzare i Covid agli HUB obbedisce anche a un’altra esigenza: ad oggi la scienza non è in grado di fronteggiare il virus, anzi si registrano modificazioni dello stesso. Ciò significa che ancora per lungo tempo saremo costretti a conviverci. Occorre quindi un sistema sanitario stabile, ben organizzato, che collochi i pazienti Covid in sedi in cui vi è già di per sé personale qualificato e strumentazione e apparecchiature adeguate (Dea II livello, reparto malattie infettive, laboratori di microbiologia, rianimatori, anestesisti, virologi, etc etc). Così come è concepito l’attuale sistema abbiamo solo un via-vai (costi aggiuntivi di carburante e impiego di personale) di ambulanze dagli spoke ai centri di microbiologia (presenti solo a Cosenza, Catanzaro e Reggio) per gli esiti dei tamponi, unitamente a una grave esposizione di rischio focolaio negli spoke, in quanto gli stessi non in linea alle circolari ministeriali.

Nelle ultime ore, anche il Presidio dell’Annunziata a causa degli assembramenti che si stanno verificando tra reparti, per la nuova ricollocazione dei degenti non Covid tra un reparto ed un altro, inizia ad avvertire i colpi di una pandemia che sta affossando un già precario sistema sanitario. Come se non bastasse, si destinano pazienti Covid finanche in ospedali di Primo Soccorso come Soverato, per poi chiudere dopo qualche ora la stessa cittadina per l’elevato numero di contagi.

In tutto questo marasma, ognuno fa ciò che vuole, nel presso ausonico dello Spoke Corigliano Rossano, si predispongono percorsi alternativi in ginecologia e pediatria, poiché lo stesso sarebbe un ospedale Covid. Si conferma l’orientamento di una gestione giunglesca della sanità in Calabria, i cui dati paradossalmente sono in crescita rispetto al trend nazionale.

Ufficio stampa – Comitato Magna Graecia

Redazione Comitato MagnaGraecia