CAMPAGNA ELETTORALE A CROTONE: PRESSAPOCHISMO ED APPROSSIMAZIONE

CAMPAGNA ELETTORALE A CROTONE: PRESSAPOCHISMO ED APPROSSIMAZIONE

Candidati d’ispirazione centralista dimostrano scarsa conoscenza in materia di Area vasta, confondono studi di fattibilità con progetti esecutivi, e tacciono sul destino dell’aeroporto di Crotone affossato da logiche catanzaresi

Noi, del Comitato Magna Graecia, puntiamo sulle idee e sui progetti, abbiamo detto “NO” al concentrato di affarismo telecomandato e ne abbiamo pagato un costo in una terra che rischia ulteriormente il tracollo se non si cambia radicalmente pagina.

La svolta consta nella costituzione della Provincia della Magna Graecia che non è una nuova provincia come qualche candidato si ostina a mal comprendere, ma un soggetto istituzionale esistente che si estende lungo l’asse jonico e prevede due capoluoghi. La logica non è solo di armonizzare aree con interessi comuni, ma è anche di lotta al centralismo storicizzato: da un lato Catanzaro che guarda a se stessa e a Lamezia, e dall’altro Cosenza caput mundi che volge lo sguardo al Tirreno e al Pollino.

Non è un caso, d’altronde, se complessivamente lo Jonio soffre l’isolamento politico-strutturale.

Tutto ciò, ovviamente, non è tema di discussione nell’attuale campagna elettorale di Crotone. Conviene rimanere in superficie, soprattutto quando si è consapevoli che tenere la schiena dritta e farsi rispettare significa porsi contro quegli apparati che pilotano il consenso.

L’ipocrisia sull’aeroporto di Crotone


Si parla di aeroporto di Sant’Anna, si auspica l’aumento del numero dei voli, e non ci si sofferma sulla mancanza di un bacino d’utenza stimato per gli aeroporti, tra 4 e 500mila abitanti (guarda caso l’ambito della Magna Graecia).

È inutile ribadire come l’affossamento dello scalo di Crotone sia voluto dalle politiche nefaste catanzaresi che guardano solo ed esclusivamente a Lamezia.

E stupisce come militanti di comitati pro – aeroporto ora sposano politiche catanzarocentriche. Noi di Magna Graecia riteniamo che lo scalo di Sant’Anna possa trovare un suo naturale sviluppo solo mediante la realizzazione di una metropolitana leggera di superficie che congiunga l’alto Jonio, quindi l’area della Sibaritide con Crotone, utilizzando l’attuale rilevato ferroviario con treni Swift, da e verso lo scalo, ad intervalli ripetuti e costanti.

Statale 106, si confondono studi di fattibilità con progetti esecutivi


Ci si candida a sindaco di una città importante come Crotone e sulla programmazione relativa alla statale 106 si confonde uno studio di fattibilità con un progetto esecutivo, disconoscendo che la via che conduce Crotone verso l’intermodalità geograficamente più vicina è Sibari, quindi lo snodo di Firmo, non certo Catanzaro o Lamezia. Statisticamente il 60% degli studenti universitari Crotonesi, prediligono come località di studio le città del nord, il 70%dei Crotonesi si serve delle strutture sanitarie allocate nel centro e nord Italia, ma si continua a guardare in maniera ossessiva alla città di Catanzaro, quasi come se quel cordone ombelicale, orchestrato ad arte dai poteri centralisti, che ha asfissiato Crotone negli ultimi 40 anni, non possa essere reciso.

Il flop sulla portualità e lo strabismo di Gioia Tauro

Si affronta il tema della portualità, senza considerare che le portualità joniche, naturalmente afferenti al bacino di Taranto, sono state innaturalmente aggregate a Gioia Tauro, che oltretutto ad oggi, ancora inibisce la messa in funzione delle aree Zes di Crotone e Corigliano Rossano, già inglobate nella zona economica speciale dal precedente governo regionale.

L’ignoranza politica in materia di Area vasta, fusioni, città metropolitane e province


La disconoscenza delle argomentazioni tocca la punta massima quando si mette mano al tema dell’Area Vasta, confondendola con le fusioni amministrative o con la città metropolitana, quasi come se fossero istituti sovrapponibili l’un l’altro. Giova ricordare che la legge Del Rio, impantanata, tra l’altro, nel limbo dell’incostituzionalità, causa il mancato passaggio del referendum costituzionale, non stabiliva la soppressione di tutte le Province, ma soltanto di alcune.

La scure si sarebbe abbattuta su quegli enti che non rispettassero la demografia di 350mila abitanti e un’estensione territoriale di almeno 2500km².

Naturalmente restavano esenti dalla norma le Province sede di Capoluogo di regione, che pur non suffragando i menzionati requisiti, non potevano essere soggette a tagli. Il disegno Del Rio, prevedeva pertanto la soppressione di 54 enti su 107, ma nei rivoli della legge, veniva data la possibilità a quelle Province che non suffragavano i requisiti per la loro sussistenza in vita di aggregarsi a porzioni di territorio confinanti con l’ambito provinciale, per far sì, qualora esistessero i presupposti, di uniformarsi alla norma. Guarda caso Crotone è l’unico esempio in Italia confinante con una provincia elefantiaca e disomogenea, quale quella di Cosenza.

È importante ricordare che l’Arco Jonico, non nasce a Capo Rizzuto per terminare poco dopo Punta Alice, ma oltrepassa Sibari e lambisce la Lucania. Appare altresi ridicolo, se non totalmente fuori tema, compensare l’idea Magna Graecia con l’eventuale fusione di comuni, che resta processo amministrativo sfidante, ma di natura diametralmente diversa da un contenitore d’Area Vasta. E stendiamo anche un velo pietoso sull’utilizzo del termine Città Metropolitana, laddove non basterebbe neppure la fusione amministrativa di tutti gli attuali comuni della provincia crotonese per poter ottenere questo riconoscimento.

Del resto se così non fosse, le città Metropolitane di Reggio e Messina, non starebbero valutando di costituirsi in unica realtà per suffragare i requisiti che una vera Area Metropolitana dovrebbe avere.

I silenzi di taluni candidati sugli scippi perpetrati dai capoluoghi storici


Come pensano taluni candidati, di spiegare ai pubblici esercenti che la Camera di Commercio Pitagorica è di prossimo accorpamento a Catanzaro?

Come pensano di spiegare che la sanità è ridotta a brandelli, quando nella vicina Catanzaro esistono ben 3 reparti d’emodinamica, mentre sui 200km di costa dell’Arco Jonico non esiste nemmeno l’ombra del reparto salvavita? Come pensano di giustificare agli occhi dei loro concittadini, che città come Cosenza, con la stessa demografia di Crotone, ha un numero di dipendenti pubblici di 5 volte superiore, e che la matrigna Catanzaro ha un gettito statale di 1/3, mentre nel caso crotonese sale ad un rapporto di 1/18? Come pensano taluni candidati di entrare a far parte della politica che decide in Calabria la ripartizione dei fondi comunitari, che non sia l’accontentarsi dei residui e con atteggiamento supino rispetto a determinati poteri? Noi di Magna Graecia puntiamo sulla dignità territoriale, e lasciamo ai servi schiocchi la cultura dell’eterna subalternità.

Ufficio stampa – Comitato Magna Graecia

Redazione Comitato MagnaGraecia