Erosione costiera e “Costa Blu” dell’Arco Jonico. La Riva Sud d’Europa.

Erosione costiera e “Costa Blu” dell’Arco Jonico. La Riva Sud d’Europa.

Necessari ed utili accordi fra i Comuni per concorre sinergicamente a ritrovare bellezza.

L’uomo, da sempre, sin dalla sua apparizione sulla terra, è stato attratto dal mare, e dalle aree costiere, per via di diversi fattori. Per la possibilità di collegarsi con tutto il Mondo. Per il contatto tra popolazioni diverse. Per la pesca. E per la bellezza, misteriosa e oscura, del mare. “Uomo libero, sempre tu amerai il mare”! Cosi l’incipit di “L’uomo e il mare” di Charles Baudelaire.

Eppure oggi, più che in altre ere ed epoche, c’è il rischio che un giorno questo rapporto primordiale tra l’uomo e il mare possa cambiare radicalmente e, forse, rompersi e stravolgersi irrimediabilmente. Negli ultimi anni sulla gran parte delle spiagge del Mediterraneo, e non solo del Mediterraneo, si sta accentuando un fenomeno molto preoccupante: l’erosione costiera.

Una variazione della morfologia dei litorali che riesce a causare la perdita di una parte di terre emerse. Ed anche se l’erosione in realtà fa parte dei processi naturali che modellano la superficie terrestre, oggi il problema è da ricercarsi perlopiù in cause antropiche. La costruzione di dighe lungo i fiumi. L’estrazione di inerti dagli alvei. L’abbandono dell’agricoltura. La costruzione di opere portuali.

Sulla base degli eventi passati e sul monitoraggio di quelli presenti, gli esperti, ingegneri e geologi, optano, a seconda dei casi, verso soluzioni diverse. La costruzione di opere che riducono la resilienza della costa e che prevedono una manutenzione costante. L’adattamento con la modifica di opere già presenti sul litorale al fine di garantire il prosieguo della loro funzionalità anche in futuro. O l’arretramento strategico in cui tutte le strutture sulla costa vengono spostate più indietro.

In Italia tra il 1970 ed il 2020 sono scomparsi almeno 40 milioni di metri quadrati di spiagge. E stando ai dati di Legambiente tra i territori più a rischio vi è la Calabria con il 60,9% di terre costiere in erosione e con uno dei più alti numeri di coste fragili.

In questo quadro non proprio tranquillizzante la parte della Calabria che risulta essere più colpita è la costa jonica del Crotonese e della Sibaritide. La jonica crotonese risulta, finanche, con la più alta percentuale di terre costiere in erosione e il più alto numero di coste fragili. Un dato allarmante che deve far riflettere. E che impone di passare dalla preoccupazione all’azione.

A questo riguardo nei mesi scorsi ho letto una risposta scritta da parte di un dirigente del Dipartimento Infrastrutture-Lavori Pubblici-Mobilità-Settore Interventi a difesa del suolo- della Regione Calabria, ad un’interrogazione di un deputato regionale al presidente Occhiuto.

Interrogazione in cui si chiedeva di conoscere, in buona sostanza, lo stato dell’arte relativo all’attuazione degli interventi sull’intero litorale calabrese previsti dal Master Plan degli interventi di mitigazione del rischio di erosione costiera predisposto nel 2014 dal  dipartimento e dall’autorità di bacino regionale che, successivamente, portò all’Accordo di Programma Quadro (APQ) siglato tra la Regione Calabria, il ministero dello Sviluppo economico ed il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Interrogazione in cui si chiedeva, tra l’altro, di conoscere lo stato dell’arte della delibera del comitato istituzionale del  2016 con cui era stato adottato il piano di bacino stralcio di erosione costiera (PSEC)  e della delibera di G.R. n. 355 del 31.07.2017 in cui erano stati indicati gli interventi in difesa del suolo a valere sui fondi POR con alcuni interventi di messa in sicurezza di oltre 40 km di costa entro il 2023. Il dirigente regionale nella risposta scritta, pur non smentendo le preoccupazioni del deputato regionale, ha confermato che il  governo regionale, congiuntamente all’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Meridionale e alle Università calabresi, sta predisponendo tutte le azioni necessarie per l’aggiornamento del Master Plan, coerentemente a quanto indicato nelle linee guida predisposte dal tavolo Nazionale sull’erosione costiera. Aggiornamento del Master Plan e nulla di più.

Francamente mi pare poca cosa rispetto alla rilevanza del problema. Per questo credo che sia necessario, ed urgente, che il Presidente Occhiuto, in considerazione e nella consapevolezza che la Missione 2 del PNRR ha trascurato colpevolmente l’erosione costiera, riprenda le fila di tutti gli interventi previsti nel passato e, ad oggi, non attuati e aggiorni la mappa degli interventi da effettuare e presenti al Governo nazionale, in accordo con i Presidenti delle Provincie e della Città metropolitana, un Piano Regionale di Difesa dall’Erosione Costiera del Litorale Calabrese in modo da richiedere, così come fatto da altri Presidenti di Regione, l’utilizzo di risorse imponenti e straordinarie del PNRR sulla falsariga della visione, molto più articolata e più completa della Missione 2 del PNRR, contenuta della “Proposta di piano per la transizione ecologica – inquadramento generale”  del 28/7/2021 presentato dal governo alla Camera dei deputati. 

E sempre per restare in tema, il contrasto all’erosione costiera, sarebbe necessario, oltre che utile, che il Presidente della Provincia Sergio Ferrari, in accordo con i Comuni costieri e con i Comuni attraversati dai fiumi, passi all’elaborazione di una progettualità complessiva utilizzando due strumenti da noi poco conosciuti e ancora poco utilizzati. 

Il Contratto di fiume  e di costahttps://www.autoritadistrettoac.it/notizie/cosa-sono-i-contratti-di-fiume-cdf – per la riqualificazione fluviale ed il recupero degli ecosistemi dei fiumi Nicà , Lipuda , Neto , Esaro e Tacina. E il Programma di Cooperazione Territoriale  Interregionale  – https://www.interregeurope.eu/ – per realizzare un piano interregionale di difesa dell’erosione costiera su tutta l’intera fascia jonica, all’interno del quale prevedere un Piano di Difesa dall’ Erosione Costiera del Litorale Crotonese per salvaguardare ed  identificare quella che, negli intendimenti del sindaco di Cirò Marina nonchè presidente della provincia di Crotone, dovrebbe diventare una marca identitaria e territoriale del territorio, la Costa Blu della Riva Sud d’Europa. Costa Blu che alle condizioni date e com’è facilmente intuibile richiederà da parte dei comuni di Crucoli, Cirò, Strongoli, Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro uno sforzo straordinario al fine di ottenere il riconoscimento della Bandiera Blu, già conquistato dai comuni di Cirò Marina e Melissa. –http://www.bandierablu.org/common/index.asp

Giovanni Lentini

Redazione Comitato MagnaGraecia