LE BUGIE SUL TRIBUNALE DI CASTROVILLARI. CHI MENTE? S’INTERROGHI IL MINISTRO 

LE BUGIE SUL TRIBUNALE DI CASTROVILLARI. CHI MENTE? S’INTERROGHI IL MINISTRO 

La politica si concentra sull’apertura di un nuovo presidio, ma glissa sulla ricerca della verità riguardo al sito del Pollino costruito per 120mila abitanti per poi ospitarne il doppio. Un alto magistrato parlò di locali sovrabbondanti e ora si pensa all’ampliamento

Recentemente, il Dicastero della Giustizia è tornato sulla vicenda riguardante gli ex presidi soppressi. Il Ministro Nordio, ha dichiarato in Parlamento che la revisione della geografia giudiziaria, adottata dal Governo Monti, non ha prodotto gli esiti sperati. Anzi, in alcuni casi, ha finanche dilatato le tempistiche con ulteriori aggravi di spese a carico dello Stato e dei Contribuenti. La descritta questione ha rianimato il dibattito anche in area jonica. 

Tuttavia, si tace su una questione tanto complessa quanto delicata che venne usata come motivazione per l’allora soppressione dell’ex tribunale di Rossano. Il tribunale di Castrovillari fu realizzato in funzione di un ambito (l’ex foro del Pollino) comprensivo di una popolazione di circa 120mila abitanti. Al tempo dell’accorpamento, lo stabile si trovò ad ospitare ulteriori 120mila utenti provenienti dall’ex distretto jonico. In quegli anni, e lo dimostrano gli atti, l’allora Presidente del tribunale dichiarò che i locali del presidio castrovillarese fossero adeguati a raccogliere l’utenza jonica. Anzi, finanche, sovrabbondanti. Ebbene, oggi, il tribunale di Castrovillari viene riconosciuto incapiente. Vieppiù, si chiedono ulteriori finanziamenti per aumentarne la volumetria o per ristrutturare la vecchia sede. 

Dunque, appare evidente che ci troviamo in presenza di dichiarazioni mendaci da parte di qualcuno. 

Nessuno ha mai voluto aprire gli occhi su una vicenda che merita giustizia. 

Ed è per questo che ci rivolgiamo alla Deputazione parlamentare affinché interroghi il Ministro della Giustizia sui contenuti interni a una relazione dello stesso Ministero. Rapporto in cui si attribuiva a un alto Magistrato la tesi secondo cui l’attuale presidio di Castrovillari fosse dotato di locali sovrabbondanti, nonostante ospitasse il doppio dell’utenza rispetto al progetto originario.  

Pur condividendo, quindi, la battaglia finalizzata alla nuova apertura di un presidio di giustizia nella terza Città della Calabria, riteniamo riduttive ed arrendevoli le posizioni di chi preferisce stendere veli sul passato. Siffatti atteggiamenti, non restituiscono giustizia ad un territorio. Ancora, ne amplificano la condizione di perdita del rispetto e della dignità.  

Giustizia dovrebbe significare: raggiungimento della verità con i fatti, facendo luce sulle vicende opache. Specie se, dette vicende, abbiano arrecato danni ad una Popolazione e alla locale Avvocatura. Non dimentichiamoci delle tante toghe appese al chiodo, poiché i costi da sostenere per raggiungere quotidianamente il contesto del Pollino superavano di gran lunga i ricavi. Tra l’altro, sulla vicenda di chiarimenti in merito la chiusura del tribunale, non erano bastate neppure le dichiarazioni del Dott. Gratteri. Alcuni anni fa, infatti, il Procuratore, in occasione di un’audizione in Commissione Antimafia, dichiarava: “Vi sembra normale che sia stata lasciata aperta la Procura di Paola che dista 30 km da Cosenza e sia stata chiusa Rossano che per raggiungere Castrovillari è un viaggio?“. Il Dott. Gratteri, aveva provato a risvegliare le coscienze sulle storture avvenute nel 2012, quando lo Stato decise di chiudere l’unico tribunale presente in una Città dell’Arco Jonico tra Crotone e Taranto.  Ed ancora, in una manifestazione di alcune settimane fa a Mirto-Crosia, ha ribadito: “Sono anni che ripeto che l’alto Jonio Crotonese e la Sibaritide sono scoperti. C’è poca presenza di polizia giudiziaria rispetto ai bisogni. Non è un territorio da sottovalutare – ha sottolineato il capo della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro – proprio per la tipologia dei reati che qui si consumano. Noi abbiamo fatto degli interventi sul piano giudiziario però c’è da fare tanto altro. Ma per farlo abbiamo bisogno di più polizia giudiziaria che presidi questo territorio“.

Una Città, Corigliano-Rossano, che, nonostante la sua demografia, oggi si ritrova orfana di un presidio di legalità. Mentre centri come Paola, Palmi, Locri e Castrovillari, comparabili a quartieri della Città jonica, ospitano tribunali.  Una autentica vergogna di Stato. Un disegno chiaro, evidente.  Un progetto d’annichilimento territoriale che rientra nelle solite logiche della politica centralista. Quelle stesse Classi politiche che, avallate da locale gregariato, hanno, puntualmente, tradito le aspettative dell’area jonica. Come la storia ha, ripetutamente, dimostrato negli ultimi 50 anni.

L’allora chiusura del tribunale di Rossano, oggi Corigliano-Rossano, grida verità.

Nessuno motiva formalmente le ragioni di quella soppressione. Tantomeno, si è mai avviata un’attività di indagine, circa la reale capienza del tribunale accorpante.

Dalle dichiarazioni rilasciate negli anni — come dicevamo — emergono contenuti contrastanti a firma di alte cariche riconducibili al Ministero di Grazia e Giustizia. La Deputazione parlamentare jonica ha il dovere di muoversi su un doppio binario. Da un lato, avviare un’azione ispettiva finalizzata all’accertamento della verità. Dall’altro, parallelamente, adoperarsi per ottenere l’apertura di un nuovo tribunale per l’ambito di Corigliano-Rossano. Il primo in Italia, per numero d’abitanti, dei 30 soppressi.

Su questa linea si muove anche il Sottosegretario alla giustizia Delmastro delle Vedove. In una recente visita al penitenziario di Corigliano-Rossano, infatti, ha palesato la necessità di disegnare nuovi percorsi d’aree vaste, scoperte da servizi giudiziari, in cui aprire nuovi presidi di legalità. Istituti, quest’ultimi, che dovranno avere una geografia di competenza diversa e basata  su  contesti d’omogeneità territoriale nonché caratterizzati  dalle medesime problematiche. Ancora, con affinità socio-economica, imprenditoriale e culturale, finalizzata a riportare la presenza dello Stato sul territorio.

Si riparta, pertanto, dall’assunto di revisionare e rettificare la vergognosa perimetrazione dei fori giudiziari già ex ante la riforma del 2012. Così come avvenne, in atto soppressione dei 30 tribunali, per la costituzione del nuovo tribunale di Napoli Nord in Aversa.  Si smetta di utilizzare argomenti inutili alla causa, come la fusione amministrativa. Gli estinti comuni di Corigliano e Rossano, facevano entrambi parte dell’ex foro jonico. 

Ci fu solo un caso che generó lo scorporo di una Località da quelle soggette alla scure dei tagli: Urbino. La Città marchigiana, infatti, non fu toccata solo perché Capoluogo insieme a Pesaro della medesima Provincia.  

Il Gruppo Jonia-MagnaGraecia ha fornito una strada che di per sé sarebbe foriera di equalizzazione dei servizi nel campo della giustizia e non solo: avviare una profonda revisione delle geometrie amministrative calabresi. Una nuova area vasta dell’Arco Jonico, quindi, che abbracci la Sibaritide ed il Crotonese sotto un unico contenitore con due Capoluoghi: Crotone a sud, Corigliano-Rossano a nord. 

Non esiste altro modo per amalgamare aree ad interesse comune. Coloro che ancora fanno finta di non capire, tergiversando nel limbo dell’impalpabilità, aprano la mente a nuovi orizzonti. La smettano di tentare la vendita ad incanto di visioni vacue, annacquate e stantie, bocciate dalla storia e dai fatti. 

Tanto, al massimo, possono incantare serpenti. 

Non certo la Popolazione jonica. 

Ufficio Stampa – Jonia-MagnaGraecia 

Redazione Comitato MagnaGraecia