Strada stretta, silenzi pesanti: il tratto dimenticato della Statale 106
Pochi metri di strada raccontano anni di scelte sbagliate e un territorio lasciato senza tutela
Osservate la foto. È il tratto della Statale 106 nel comune di Calopezzati, una lingua d’asfalto larga poco piu di 5 metri! È una strada che dovrebbe garantire collegamenti rapidi e sicuri, persino per il transito di mezzi pesanti e il via vai di ambulanze per l’emergenza. L’immagine mostra l’ennesimo incidente, l’ennesimo veicolo distrutto, l’ennesima scena che racconta una realtà evidente a tutti. È davvero accettabile considerare questa una strada europea?
Per capire l’assurdità di questa situazione basta fermarsi un momento e osservare ciò che è davanti agli occhi. Da anni si discute di ampliamenti in altri tratti, si annunciano interventi, si celebra ogni progetto. Si interviene dove è più semplice, dove fa comodo, dove si raccolgono consensi. Qui no. Qui resta il silenzio. Eppure questo segmento è decisivo per unire Corigliano Rossano e Crotone, ridurre tempi, migliorare la sicurezza, dare respiro a territori che continuano a pagare un prezzo altissimo.
Il progetto esiste. La copertura economica no. E questo basta per comprendere quanto questo tratto sia considerato marginale, superfluo, secondario. Le priorità sono andate altrove: Roseto-Sibari, Sibari-Corigliano Rossano, Crotone-Catanzaro. Interventi utili, certo. Ma se il criterio è la tutela della vita, allora la scala delle urgenze andrebbe rivista senza esitazioni. Chi decide le priorità? I tecnici o la politica? Chi decide se una strada è in sicurezza? I tecnici o la politica?
Colpisce il silenzio generale. Colpisce l’assenza dei sindaci del Basso Ionio, l’assenza delle organizzazioni sindacali, l’assenza della società civile. Colpisce che, nonostante incidenti, feriti, lutti, si continui a ignorare un segmento che grida da anni. Si parla molto di strade, si scrive molto di strade, si promette molto sulle strade. Ma su questo tratto cala sempre un velo.
Così la discriminazione diventa abitudine. La rassegnazione prende il posto dell’indignazione. Si accetta ciò che non dovrebbe essere accettato. Si procede fino al prossimo incidente, fino alla prossima sirena, fino alla prossima fotografia come quella che vedete: due auto distrutte, una linea bianca consumata, un rettilineo buio che racconta tutto.
La domanda resta sospesa: era più urgente ampliare questo tratto o altri? Se guardiamo la sicurezza, la risposta è evidente. Se guardiamo la realtà, lo è ancora di più. Ciò che manca è la volontà di dirlo, di pretenderlo, di ricordare che una strada non è solo un’infrastruttura: è un limite tra la vita e la morte.
Matteo Lauria