Verso una Nuova Geografia dello Sviluppo, Critelli: “La ZES Unica e il ritorno strategico della Magna Graecia”
Integrazione sistemica e nuove geografie dello sviluppo tra il Crotonese e la Sibaritide
L’istituzione della Zona Economica Speciale (ZES) Unica per il Mezzogiorno, ratificata dalla Commissione Europea su impulso di una convergenza politica di rilievo tra Bruxelles e Roma, non rappresenta un mero mutamento amministrativo, ma un vero e proprio cambio di paradigma geopolitico. Per la Calabria, e in particolare per l’asse Jonico, questa configurazione solleva una questione fondamentale: come trasformare un perimetro giuridico in un ecosistema di crescita strutturale?
Dallo Stato assistenziale alla competitività territoriale
Il superamento della frammentazione delle precedenti micro-ZES in favore di un’unica area doganale e fiscale agevolata per il Sud Italia segna la fine della stagione dell’assistenzialismo atomizzato. Il Mezzogiorno viene finalmente riconosciuto come area strategica d’investimento. Tuttavia, come la letteratura economica insegna, la semplificazione burocratica e il credito d’imposta sono condizioni necessarie ma non sufficienti. In assenza di una visione organica, gli strumenti della ZES rischiano di trasformarsi in cattedrali nel deserto o in regalie episodiche.
La macro-area jonica: un sistema integrato di asset
Il fulcro della sfida risiede nella capacità di mettere a sistema le vocazioni dei territori del Crotonese e della Sibaritide. Non si tratta più di scegliere tra industria e turismo, ma di perseguire un’integrazione poliedrica coerente con il Green Deal Industrial Plan dell’Unione Europea.
- Il Distretto Energetico e dell’Innovazione: l’area SIN Crotone-Cassano-Cerchiara deve evolvere da ferita ambientale a polo tecnologico. La creazione di un distretto orientato allo stoccaggio energetico e ai nuovi vettori (come l’idrogeno) permetterebbe alla Calabria di posizionarsi come hub logistico-energetico nel Mediterraneo.
- La resilienza agroalimentare: l’eccellenza produttiva di aree come Cutro e Isola Capo Rizzuto richiede un salto di scala verso modelli organizzativi tecnologicamente avanzati, capaci di mitigare i rischi derivanti dal climate change e dallo stress idrico.
- L’unità archeologica e culturale: La recente riunificazione dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari sotto un’unica egida ministeriale è la prova tangibile che la scala sovra-comunale è l’unica dimensione possibile per un’offerta turistica di portata globale.
La riforma delle autonomie: oltre il regionalismo del 1970
Dopo oltre mezzo secolo di regionalismo, i dati statistici evidenziano come la struttura amministrativa attuale non sia riuscita a colmare il divario del medio e alto Ionio. La proposta di una Città Metropolitana della Calabria Centrale (Catanzaro-Lamezia) e, parallelamente, la nascita di una nuova Provincia della Magna Graecia con doppio capoluogo (Crotone e Corigliano-Rossano), si inserisce in una logica di “riformismo territoriale”.
Questa visione non è mossa da velleità campanilistiche, ma dalla necessità di creare una massa critica (oltre 400.000 abitanti) capace di dialogare con i Balcani e l’Europa Orientale. Un’area vasta che integri i porti di Crotone e Corigliano con l’aeroporto e l’asse ferroviario jonico, creando un corridoio logistico efficiente verso il Tirreno.
Una scelta di metodo
Per approdare a “Un’altra Calabria” bisogna avere il coraggio di revisionare scelte istituzionali degli anni ’90 che oggi appaiono anacronistiche. La ricomposizione dell’identità storica magno-greca in chiave moderna — industriale, digitale e culturale — è l’unica via per trattenere le giovani intelligenze locali e attrarre capitali esteri.
Il tempo del minimalismo ideologico è esaurito. La ZES Unica è il motore; la visione strategica della macro-area jonica deve esserne il carburante.
Domenico Critelli