Provincia Magna Graecia e Terrae Magna Grecia, Lauria: “Due visioni diverse per lo sviluppo della fascia jonica”
Percosi distinti, con presupposti diversi, che guardano a modelli di crescita non sovrapponibili
La nascita della rete turistica “Terrae Magna Grecia” rappresenta un tentativo di costruire una strategia condivisa tra più comuni, ma non coincide con un’altra proposta che da anni attraversa il dibattito territoriale: quella della provincia della Magna Grecia. Due percorsi distinti, che partono da presupposti diversi e guardano a modelli di sviluppo non sovrapponibili.
L’idea della provincia della Magna Grecia punta a riunire aree omogenee lungo l’asse ionico, mettendo insieme territori costieri e zone pedemontane tra Crotonese e Sibaritide. Un progetto che trova punti di contatto su più livelli: infrastrutture carenti, esigenze sociali simili, identità culturali condivise e interessi economici convergenti.
Tra Corigliano Rossano e Crotone esistono questioni comuni che potrebbero essere affrontate in modo unitario. Dalla statale 106 alla rete ferroviaria, passando per il sistema portuale e le criticità legate all’erosione costiera, si tratta di temi che richiedono una visione ampia e coordinata. Elementi che, se messi a sistema, potrebbero rafforzare il peso politico e la capacità di incidere nelle scelte regionali e nazionali.Volontariato locale
La rete “Terrae Magna Grecia”, invece, si muove su un piano differente, più orientato alla promozione turistica e alla valorizzazione locale. Un’iniziativa utile, ma che non affronta in modo diretto le grandi questioni strutturali che accomunano l’intera fascia ionica.
Il nodo resta politico. Da anni la classe dirigente dell’area jonica sembra preferire interlocuzioni con contesti interni e vallivi, riproponendo schemi già visti. Una scelta che non ha prodotto risultati significativi, mentre le criticità restano evidenti.
Eppure le potenzialità non mancano. Il mare rappresenta una leva economica rilevante: pesca, turismo, servizi legati alla costa costituiscono un sistema che guarda naturalmente verso Puglia e Basilicata. Una direttrice che potrebbe aprire nuove prospettive di crescita.
Il problema è l’assenza di una svolta. Anche con il ricambio generazionale, non si registra un cambio di passo. Si continua a gestire l’esistente, senza un progetto capace di ridefinire il ruolo della fascia ionica. Due visioni restano sul tavolo, ma la distanza tra esse evidenzia una questione più ampia: la difficoltà di scegliere una direzione chiara per il futuro del territorio. Insomma, il ricambio generazionale ama rimanere ancorato a quel passato che poco ha prodotto soprattutto sul piano occupazionale.
Matteo Lauria