Corigliano-Rossano, Lauria: “La fusione passa dalle scelte urbanistiche e non dai campanili”

Corigliano-Rossano, Lauria: “La fusione passa dalle scelte urbanistiche e non dai campanili”

Servizi pubblici in area baricentrica, centri storici vocati al turismo e un lungomare unico: così si costruisce equilibrio tra le due anime

C’è un principio che va ribadito con chiarezza: programmare e progettare un territorio è responsabilità di chi è stato eletto dai cittadini. È una regola che tutela la democrazia e garantisce legittimità alle decisioni. Tuttavia, questo non può tradursi in un monopolio del pensiero. Ogni comunità vive anche grazie al contributo di idee, visioni e proposte che nascono dal confronto pubblico. Limitare questo spazio significherebbe impoverire il dibattito. Per questo è giusto rivendicare il diritto di esprimere una propria lettura del futuro di qualsivoglia comunità.

La fusione tra Corigliano e Rossano resta un passaggio ancora in fase di assestamento. Persistono dinamiche di contrapposizione che affondano le radici in un campanilismo mai del tutto superato. Sono elementi marginali, ma sufficienti a creare attriti e rallentare un percorso che dovrebbe essere orientato all’unità. Qualcuno eccepisce: ma a Lamezia, dopo la fusione avvenuta 50anni fa, ancora persistono segnali divisivi. E allora? Dobbiamo ripeterli? I modelli errati (in chiave campanilistica) non credo siano da emulare. Tutt’altro. Penso che per superare definitivamente queste resistenze non bastano dichiarazioni di principio: serve un intervento strutturale, capace di incidere sull’organizzazione del territorio.

Lo strumento decisivo è quello urbanistico. È attraverso una pianificazione chiara e coerente che si può eliminare ogni forma di squilibrio percepito. In questo quadro, l’indicazione già contenuta nella legge istitutiva della fusione rappresenta una direzione precisa: la creazione di una cittadella degli uffici in posizione baricentrica, individuata nell’area di Insiti.
Non si tratta di una scelta simbolica, ma di una strategia concreta. Concentrare in un unico polo tutti i servizi della pubblica amministrazione – tribunale (eventuale), sede Inps, presidio sanitario, uffici amministrativi – poli scolastici (considerata la drastica riduzione della popolazione studentesca si renderà necessaria l’idea di razionalizzare gli istituti) significa garantire equità di accesso e neutralità territoriale.

Significa anche evitare che ogni decisione venga letta come uno spostamento di peso da una parte all’altra della città. In altre parole, si costruisce un punto di equilibrio reale, non percepito.
A questa visione si contrappongono obiezioni ricorrenti: lo spostamento degli uffici pubblici dai centri storici comporterebbe un impoverimento delle aree urbane più antiche. È un timore comprensibile, ma non supportato dai fatti. Oggi non sono gli uffici a determinare la vitalità di un centro storico. L’esperienza dimostra che la presenza amministrativa non genera automaticamente sviluppo né attrattività.

La rigenerazione passa da un’altra strada: quella della vocazione. I centri storici di Corigliano e Rossano possiedono un patrimonio culturale e religioso di grande valore. È su questo che bisogna investire. Serve una trasformazione che li renda destinazioni attrattive, capaci di accogliere turismo culturale e religioso in modo strutturato.

Interventi mirati sull’estetica urbana e addobbi floreali, sono il primo passo. Piani colore coerenti, riqualificazione degli spazi pubblici, attenzione all’arredo urbano possono cambiare radicalmente la percezione dei luoghi. A questo si deve affiancare un’offerta ricettiva diffusa: strutture di ospitalità, ristorazione, attività commerciali di qualità. L’obiettivo è creare centri vivi, non semplici contenitori di funzioni amministrative.
In questo modo si evita un equivoco di fondo: quello di considerare gli uffici pubblici come strumenti di rilancio urbano. La loro collocazione deve rispondere a criteri di efficienza e accessibilità, non a esigenze di compensazione territoriale. I centri storici devono trovare una loro identità autonoma, basata su cultura e turismo.

Questo approccio ha un valore ancora più rilevante in una fase delicata come quella attuale, in cui la fusione deve essere interiorizzata dalla comunità. Le scelte devono favorire coesione, non alimentare divisioni. Creare spazi condivisi e neutrali è un passaggio indispensabile per costruire un senso di appartenenza comune. Lo stesso principio si applica a un’altra questione aperta: il lungomare. È difficile accettare che, ancora oggi, si registrino ritardi legati a interlocuzioni con soggetti come Enel. Un territorio che vuole crescere non può permettersi stalli su infrastrutture strategiche. Un lungomare unico rappresenta non solo un elemento di sviluppo turistico, ma anche un simbolo concreto di integrazione tra le due realtà urbane.
Tutti questi elementi devono trovare una sintesi nel Piano Strutturale Associato. Il PSA non può essere un contenitore formale, ma deve diventare lo strumento operativo attraverso cui tradurre in realtà questa visione.

L’iter va accelerato, i contenuti aggiornati e resi coerenti con le esigenze emerse. Solo così si potrà dare una direzione chiara al futuro della città. La fusione non si esaurisce in un atto amministrativo. È un processo che richiede scelte coraggiose, capaci di superare logiche del passato. Urbanistica, servizi, identità dei luoghi: tutto deve concorrere a costruire un equilibrio stabile. È su questo terreno che si gioca la vera riuscita del progetto Corigliano Rossano.

Matteo Lauria

Redazione Comitato MagnaGraecia