Parchi di Crotone e Sibari, Lauria: “Un potenziale enorme, ma l’indotto resta un nodo irrisolto”
Nonostante i progressi evidenti, manca ancora quel salto qualitativo che permetta al territorio di tradurre la crescita in indotto economico
Il Parco Archeologico di Sibari e il Parco Archeologico di Crotone rappresentano oggi un polo culturale unico di grande valore per la Calabria. Non solo per l’importanza storica delle civiltà antiche che custodiscono, ma anche per la capacità di attrarre visitatori e accendere l’interesse di un pubblico sempre più ampio. Sotto la guida di dirigenti capaci, come Filippo Demma, questi due siti hanno registrato numeri di flusso in crescita significativa, con un aumento dei visitatori che in alcuni casi si può definire persino sorprendente. Eppure, nonostante i progressi evidenti, manca ancora quel salto qualitativo che permetta al territorio di tradurre queste presenze in un vero indotto economico: occupazione, nuove imprese, servizi turistici e ricettivi attivi e diffusi.
Crescita dei flussi: numeri che fanno ben sperare
Nel corso degli ultimi anni, con strategie di valorizzazione e promozione più efficaci, il Parco di Sibari ha registrato un incremento costante dei visitatori. Secondo i dati ufficiali disponibili, nei mesi estivi del 2025 il sistema integrato dei parchi (Sibari e Crotone) ha superato i 140.000 visitatori complessivi, con il sito di Sibari che ha segnato un aumento superiore al 28% rispetto alla stagione precedente. Un risultato importante se si considera che, solo pochi anni fa, le presenze erano di gran lunga inferiori. Il merito di questa crescita è anche legato all’azione concreta e strategica di dirigenti come Filippo Demma, che ha messo in campo una visione organizzativa e promozionale capace di ampliare la visibilità dei parchi. Demma stesso ha dichiarato di aver quadruplicato i flussi rispetto agli anni precedenti, un traguardo che testimonia un lavoro incessante sul fronte dell’accoglienza, della programmazione degli eventi e della connessione con reti culturali più ampie.
Confronto con Pompei: un divario netto
Tuttavia, se guardiamo ai numeri di siti archeologici del calibro di Pompei, il confronto assume proporzioni diverse. Pompei attira annualmente oltre 4 milioni di visitatori, con incassi in biglietteria che superano i 50 milioni di euro l’anno e una notorietà globale consolidata. Questo enorme divario non è un elemento di critica fine a se stesso, ma una fotografia utile per capire dove si collocano Sibari e Crotone nel panorama nazionale. La domanda che nasce spontanea è: perché, nonostante la crescita, l’indotto del turismo culturale nel nostro territorio resta ancora debole? Perché non si riesce a tradurre l’aumento dei flussi in occupazione stabile e in investimenti significativi nel settore dell’ospitalità e dei servizi?
Il problema dell’indotto: numeri in crescita, benefici non ancora decodificati
Il nodo centrale è proprio questo. A Sibari e a Crotone, i visitatori aumentano, ma la ricaduta economica sul territorio non è ancora pienamente percepita. Gli imprenditori non sono stimolati a investire per la realizzazione di strutture ricettive adeguate, di ristoranti, di servizi di qualità che possano soddisfare le esigenze di chi sceglie di trascorrere più tempo in zona. Anche il concetto di “rete”, così spesso evocato nei convegni e nelle strategie istituzionali, rimane in molti casi un principio astratto. Questo territorio ha bisogno di una rete reale di imprese, servizi, professionalità. Quando un turista arriva nella Sibaritide, fatica spesso a trovare un’organizzazione che possa illustrare compiutamente il patrimonio culturale nella sua complessità, proporre itinerari, guide qualificate, servizi integrati di trasporto e ospitalità. Questo gap non permette di trattenere il valore economico generato dal turismo, né favorisce la nascita di nuove imprese pronte a investire su ricettività, ristorazione e servizi culturali.
Eventi come Vinitaly: opportunità e limiti
Un segnale positivo è rappresentato da iniziative come l’evento di Vinitaly al Parco di Sibari. Manifestazioni di questo tipo portano visibilità, attirano pubblico e offrono una vetrina potente per il territorio. Svolgono una funzione di marketing comunicativo significativa, permettono di mettere il nome di Sibari e della Calabria al centro dell’attenzione nazionale. Tuttavia, restano eventi circostanziati nel tempo: concentrati su un anno, su un periodo limitato. Non possono sostituire una strategia di sviluppo organica e continuativa. Perché una fiera di richiamo non basta se, dopo la sua conclusione, non si riesce a trasformare l’eco dell’evento in una domanda strutturata di soggiorni, esperienze, acquisti nei servizi locali?
Cosa serve davvero
La risposta è chiara: programmazione, coordinamento, investimenti. Servono: piani di sviluppo turistico integrato che colleghino il patrimonio archeologico con la ricettività, la ristorazione, l’esperienza complessiva del visitatore; formazione e qualificazione professionale per guide, operatori culturali, addetti all’accoglienza; incentivi e sostegno agli imprenditori che vogliono investire nel territorio; servizi di accoglienza, trasporto, informazioni strutturati e disponibili tutto l’anno. Solo così si può fare in modo che l’aumento dei flussi non resti un dato statistico fine a se stesso, ma si trasformi in occupazione stabile, nuove attività, entrate economiche per famiglie e imprese locali.
Verso un orizzonte comune
Il lavoro portato avanti fin qui da persone come Filippo Demma merita di essere riconosciuto non solo per i numeri, ma per la visione di apertura culturale e promozionale che ha saputo imprimere ai parchi. Tuttavia, il vero obiettivo non può limitarsi al conteggio dei visitatori: deve essere quello di creare un sistema turismo autentico e produttivo, in grado di legare l’attrattore culturale alle economie reali del territorio. E questo chiama in causa tutti, in primo luogo la politica. La Calabria ha patrimoni culturali di straordinaria ricchezza. Ma senza una strategia di sviluppo che coinvolga pubblico e privato, senza reti reali di imprese e servizi, il potenziale rischia di restare solo un’opportunità non compiuta.
Matteo Lauria