Arco Jonico, Mazza: “Il treno che devia e la classe dirigente che tace”
L’Intercity che promette di rilanciare la Jonica, ma lascia fuori Crotonese e Sibaritide
Mentre lungo l’Arco Jonico ci si indigna per la trasformazione dell’aviosuperficie di Scalea in aeroporto territoriale, si consuma nel silenzio l’ennesimo paradosso infrastrutturale. Sia chiaro: l’intervento è legittimo. Un’infrastruttura esistente da oltre vent’anni, inserita nel piano degli scali territoriali, destinata a servire l’Alto Tirreno, lontano da Salerno, lontano dal bacino di Lamezia Terme. Nulla da eccepire.
Il problema è un altro. Tra Sibari e Crotone continuiamo a guardare il dito e mai la luna. Ci appassioniamo alle dinamiche altrui e ignoriamo ciò che accade nell’estremo levante calabrese.
Il treno che devia
A metà luglio partirà in via sperimentale un nuovo Intercity diretto: Area Grecanica e Locride collegate con Roma. Una notizia. Ma da Catanzaro Lido il convoglio devia sulla linea tirrenica, passa per Lamezia Terme e lascia fuori, ancora una volta, il Crotonese e la Sibaritide.
La geografia ha le sue ragioni. Da Catanzaro Lido la Calabria si allarga, disegna la pancia del Crotonese prima di restringersi verso la Sibaritide. La deviazione, sulla carta, è comprensibile. Ma la geografia non governa. La politica sì. E la politica, in questo caso, non pervenuta.
La classe dirigente che tace
Mentre il treno prende un’altra direzione, gli amministratori del nord-est jonico restano in silenzio. Nessuna posizione comune. Nessuna rivendicazione di collegamenti diretti e stabili con Roma. Nessuna voce che si alzi a fare sistema.
La Sibaritide ragiona per frammenti: interessi locali che si escludono a vicenda, campanili che si voltano le spalle. Crotone, isolata e senza strategia, continua a cercare una direzione senza trovarla. Due territori contigui che non riescono a parlarsi, figurarsi a fare pressione comune su RFI e sul Ministero.
Il silenzio non è neutralità. È scelta. È resa.
La luna che non si vede
Finché l’Arco Jonico si comporterà come un arcipelago di territori gelosi del proprio isolamento — anziché come un’unica area strategica capace di esprimere un interesse comune — treni, investimenti e opportunità continueranno a prendere un’altra direzione.
L’indignazione per Scalea è soltanto il dito.
La luna è una Jonica che non riesce a fare massa critica. Che non riesce a parlare con una voce sola. Che non riesce a trasformare il proprio peso territoriale in forza politica.
E finché sarà così, il treno passerà. Ma non si fermerà qui.
Domenico Mazza