Il risveglio dello Jonio, Critelli: “La sfida del Pitagora oltre il provincialismo”
La malattia del campanile e la cura del mercato
C’è un errore metodologico che per decenni ha condannato lo sviluppo infrastrutturale della Calabria: il provincialismo del campanile. La pretesa che ogni comune avesse diritto a un’autostrada, un porto commerciale e un aeroporto intercontinentale sotto casa, a prescindere dai numeri, dai mercati e dalla logica economica. Oggi lo scenario sta cambiando e impone una narrazione radicalmente diversa.
Prendiamo lo scalo di Crotone. Per liquidare le infinite diatribe sulla titolarità territoriale, potremmo ribattezzarlo provocatoriamente “Crotone-Isola-Cutro”, esattamente come nessuno si scandalizza per il “Caravaggio” di Milano-Bergamo-Orio al Serio. Ma al di là dei nominalismi, è la storia gestionale a segnare il vero spartiacque. La vecchia gestione del “S. Anna” — culminata in uno strascico giudiziario rivelatosi totalmente insussistente dopo cinque anni di processo — appartiene al passato. Anche la stagione Sacal a maggioranza privata ha mostrato il fiato corto. La svolta è arrivata con la Regione: acquisita la maggioranza pubblica attraverso FinCalabria Spa, il “Pitagora” vola oggi con numeri che non si registravano dai tempi del fallimento Itavia. Per consolidare questo trend, però, serve realismo demografico, non entusiasmo di campanile.
La bussola punta a nord: il bacino Sibarita come leva
Un aeroporto non vive di rivendicazioni d’orgoglio, ma di passeggeri. La provincia di Crotone, con i suoi 165 mila abitanti, non garantisce da sola la massa critica per uno scalo nazionale. La bussola del “Pitagora” deve puntare con decisione verso nord, intercettando l’intero Arco Jonico, la Sibaritide e Corigliano-Rossano, terza città della regione. È questa l’area-sistema che può alimentare lo scalo crotonese e renderlo strutturalmente competitivo.
Riconoscere i punti di forza degli altri scali calabresi non è una resa: è programmazione seria. Lamezia Terme ha una centralità baricentrica indiscussa, con un bacino naturale che supera i 500 mila abitanti. Reggio, forte dello status metropolitano e della continuità funzionale con Messina, punta legittimamente a diventare hub di una macroarea da 1,5 milioni. Ciascuno ha il suo ruolo, a condizione che lo giochi senza invadere il campo altrui.
Il “Pitagora” oggi vola su quattro grandi scali internazionali grazie ai bandi di continuità territoriale. Ma le rotte minori — Parma, Treviso, Pisa — rischiano di non fare i numeri.
Quelle rotte non si difendono con i comunicati stampa.
Si difendono riempiendo i sedili.
Quattro pilastri per uno scalo duraturo: civile, turistico, emergenze, cargo
La sostenibilità del “Pitagora” non può appoggiarsi al solo traffico passeggeri. Richiede una diversificazione strutturale su quattro assi.
Il primo è quello civile e turistico, già in crescita. Il secondo è la sicurezza: il distaccamento della Protezione Civile non è solo un presidio emergenziale, ma un pilastro logistico che movimenta la pista e pesa positivamente nei parametri Enac. Il terzo — e più trascurato — è il cargo. Lo Jonio e la Sibaritide in particolare esprimono alcune delle eccellenze agroalimentari più pregiate della Calabria: vigneti, liquirizia, clementine IGP, olio EVO. Una linea cargo dedicata permetterebbe a quei prodotti di raggiungere i mercati continentali in poche ore, aggirando lo storico isolamento stradale e ferroviario della fascia orientale.
Non è un’utopia.
È un modello già operativo in altre realtà aeroportuali minori del Sud Europa.
Il quarto asse è quello geopolitico e merita un capitolo a sé.
Crotone-Valona: la porta d’Oriente che nessuno ha ancora aperto
Se si alza lo sguardo sulla mappa del Mediterraneo, Crotone è la naturale porta d’accesso verso l’Europa balcanica. Di recente si è parlato di collegare Gioia Tauro all’Europa centrale passando per i porti abruzzesi: un disegno condivisibile, ma che guarda a ovest quando il futuro è a est.
L’Albania è oggi uno dei mercati in più rapida espansione del Mediterraneo orientale: PIL in crescita costante, candidatura UE avanzata, interscambio commerciale con l’Italia in accelerazione. Valona dista da Crotone meno di 200 chilometri in linea d’aria. Raggiungere i mercati balcanici da qui è questione di ore, non di giorni. Un corridoio logistico intermodale che connetta l’hub di Gioia Tauro allo Jonio e, da qui, direttamente all’Est Europa non è una suggestione romantica. È una proposta da sottoporre con urgenza ai tavoli governativi e alla rappresentanza parlamentare calabrese.
La stagione delle lamentele è finita.
Crotone ha dimostrato di saper volare.
Ora deve dimostrare di saper scegliere la rotta.
Domenico Critelli