La “Gemma dello Jonio”, Critelli: “La visione geopolitica oltre i vecchi campanili”
Dall’effetto domino delle fusioni alla nascita di una nuova forma urbis: la sfida di un’unica grande comunità integrata per riscattare l’area jonica
Il dibattito sulla fusione dei Comuni ha spesso vissuto di fiammate improvvise. Effetti domino innescati altrove, in altre regioni. Fuochi destinati quasi sempre a spegnersi in fretta. Fatto salvo il caso di Corigliano-Rossano, che oggi rappresenta un unicum europeo: la fusione comunale più grande mai realizzata in Europa.
Nel crotonese, però, la spinta verso la conurbazione si è dotata di una base tecnico-filosofica solida. Ha superato la mera meccanicità dei confini. Ha abbracciato una logica di multiutility, efficienza, pianificazione associata. Non formule standardizzate, calate dall’alto. Un’idea inclusiva, partecipata: la teorizzazione di una “Città triangolare” e policentrica, che non si lasciasse imbrigliare dalle geometrie burocratiche ma valorizzasse il Genius Loci condiviso da comunità da sempre interconnesse.
La scommessa esagonale della Città dello Jonio
L’architettura del disegno prende un nome: “Città dello Jonio”. O, più semplicemente, “Jonia”. Un progetto di fusione che aggrega sei municipalità storiche: Crotone, Isola Capo Rizzuto, Cutro, Scandale, Rocca di Neto, Strongoli. Nessuna velleità egemonica di “Grande Crotone”.
L’iniziativa mette tutti i territori sulla stessa linea di partenza. Supera i vecchi campanili, senza abbatterli. Li fa parlare la stessa lingua. Dal punto di vista geometrico, il baricentro del capoluogo si irradia in una figura a ventaglio. Non volta le spalle al mare: ridisegna 612 km² di costa, da Le Castella alla foce del Neto. Un sistema esagonale, cristallino. Farebbe di Jonia la terza area urbana più grande d’Italia, dopo Roma e Ravenna. La più estesa del Mediterraneo jonico.
Una gemma, appunto. La Gemma dello Ionio.
Identità, servizi e ricucitura delle periferie
La forza della visione sta nella quotidianità. Nei bisogni reali di migliaia di cittadini che già oggi si spostano per studio, lavoro, formazione, tempo libero. Distanze e tempi di percorrenza più brevi di quelli di una grande metropoli. Per dare dignità costituente a tutte e sei le anime del progetto nacque il Comitato “ZeroSei”, poi ribattezzato “SeiCittà”.
La contiguità territoriale consente una programmazione moderna, da Poggio Pudano a Gabella. Le opere di bonifica si integrano con la valorizzazione dei siti archeologici, dentro il progetto “Antica Kroton”. Le periferie non sono più aree marginali. Diventano il fulcro della ricucitura urbanistica. Nuovi centri direzionali, dinamici.
Infrastrutture e la sfida della Magna Graecia
L’elemento cardine, ineludibile, per saldare la conurbazione dei sei Comuni non è più uno studio, ma un cantiere.
I tratti Crotone/Sellia Marina e Sibari/Corigliano-Rossano sono già in fase di appalto: verranno realizzati nei prossimi tre-quattro anni. Resta il segmento intermedio, quello che chiude davvero il cerchio: da Passovecchio a Coserie. Oltre settanta chilometri. Il progetto definitivo sarà pronto a breve. Ma servono oltre 5 miliardi di euro per appaltarlo e realizzarlo. Una volta completato questo ultimo pezzo mancante, l’anello jonico si chiude per intero: Lamezia Terme, Catanzaro Lido, Crotone, Corigliano Rossano, Sibari. Il vertice dello Jonio torna a parlare con Lamezia Terme via Jonio, lungo la statale dei Due Mari.
Lo sviluppo pianificato verso nord guarda oltre i confini locali. Prepara il territorio a una sfida geopolitica più ampia, più entusiasmante: l’affermazione di una nuova macro-area provinciale, quella della Magna Graecia. Una partita complessa. Decisiva, però, per ridefinire il peso politico dell’intero Arco Jonico, in vista dei futuri scenari politici.
Domenico Critelli