Sanità jonica, Lauria: “Basta improvvisazioni. L’allocazione dei reparti non si decide tra bar e piazze”
Tra opinioni senza competenze e ritardi operativi, serve una scelta chiara: area chirurgica a Rossano e medica a Corigliano
C’è un punto che dovrebbe essere chiaro a tutti: la sanità non è materia da improvvisazione. Non è un argomento da affrontare tra una chiacchiera e l’altra, né un terreno su cui chiunque può indicare soluzioni senza avere conoscenze adeguate. Eppure, oggi assistiamo esattamente a questo: un coro disordinato di voci — insegnanti, barbieri, cittadini comuni — che si esprimono su dove debbano andare i reparti ospedalieri. Il diritto di parola è sacrosanto. Ma qui non si tratta di opinioni generiche: si parla di organizzazione sanitaria, di emergenza, di sicurezza dei pazienti. Temi che richiedono competenze precise, esperienza clinica e capacità di programmazione. Non basta “dire la propria”.
Esiste già un piano, studiato da professionisti del settore, che individua una linea chiara: area medica a Corigliano e area chirurgica-emergenziale a Rossano. Una scelta che non nasce da campanili o appartenenze territoriali, ma da elementi concreti.
Rossano dispone già di reparti strategici per l’emergenza: rianimazione, terapia intensiva, blocco operatorio. Inoltre, la sua posizione geografica è determinante: si trova in pianura, vicino alla statale 106, facilmente raggiungibile. Quando si parla di emergenza, il tempo è tutto. Ogni minuto può fare la differenza.
Diversa la situazione di Corigliano. L’ospedale si trova in una posizione meno accessibile, nel centro storico, in altura. Ed è qui che emerge una contraddizione evidente: oggi molti sollevano questioni territoriali, ma in passato gli stessi contestavano il tribunale di Rossano perché situato “su un cucuzzolo”. Ora, invece, si dimentica che l’ospedale di Corigliano presenta criticità simili, se non maggiori. Serve coerenza.
Il nodo più discusso è quello del punto nascita. La posizione è netta: il trasferimento da Corigliano a Rossano è corretto, ma deve essere inserito in un processo più ampio. Non si può spostare un singolo reparto senza completare la riorganizzazione complessiva.
Oggi abbiamo due ospedali nello stesso spoke con reparti misti. Una situazione che genera inefficienza, confusione e, soprattutto, rischi per i pazienti. La soluzione è semplice nella sua logica:
tutto ciò che è chirurgico ed emergenziale deve stare a Rossano
tutto ciò che è medico deve essere concentrato a Corigliano
Questo significa che, mentre si trasferisce il punto nascita, bisogna contemporaneamente spostare a Corigliano i reparti dell’area medica oggi presenti a Rossano, come oncologia e nefrologia. Solo così si costruisce un sistema equilibrato.
C’è poi un altro elemento che non può essere ignorato: i tempi del nuovo ospedale della Sibaritide. La consegna definitiva difficilmente arriverà prima del 2028-2030. I motivi sono noti: opere di urbanizzazione, complessità dei trasferimenti, allestimento di reparti delicati come le sale operatorie. Nel frattempo cosa si fa? Si resta fermi? No. Non possiamo permetterci anni di precarietà, soprattutto sull’emergenza. Non possiamo lasciare i cittadini in una condizione di incertezza mentre si attende una struttura futura.
E allora sorprende un altro aspetto: chi oggi si oppone al trasferimento del punto nascita. Perché questa opposizione arriva dopo le delibere, dopo gli investimenti, dopo la realizzazione delle strutture? Le scelte si contestano prima, non dopo aver speso risorse pubbliche. Bloccare tutto a lavori fatti significa solo una cosa: spreco di denaro pubblico.
Ed è qui che il dibattito scivola fuori strada. Non si tratta più di sanità, ma di posizioni emotive, spesso scollegate dalla realtà tecnica. E invece servirebbe l’opposto: rigore, competenza, responsabilità. La sanità non è politica nel senso tradizionale. Non è materia da consenso. È organizzazione complessa, basata su dati, flussi, bisogni reali. Il politico può decidere gli indirizzi generali, ma la programmazione deve restare nelle mani dei sanitari. Perché sono loro a conoscere le esigenze, le criticità, le priorità. Questo non significa togliere voce ai cittadini. Significa riconoscere che non tutte le opinioni hanno lo stesso peso quando si parla di salute pubblica. La critica è legittima, ma deve poggiare su basi solide.
Oggi la strada è già tracciata. Va solo percorsa fino in fondo: completare il trasferimento del punto nascita, riequilibrare i reparti secondo il modello previsto, superare definitivamente ogni logica di campanile Solo così si può garantire un servizio più efficiente e sicuro. Il resto è rumore. E nella sanità, il rumore non aiuta nessuno.
Matteo Lauria