Oltre l’illusione centrale, Critelli: “La riscossa dell’Arco Jonico e il rilancio dell’area vasta”

Oltre l’illusione centrale, Critelli: “La riscossa dell’Arco Jonico e il rilancio dell’area vasta”

Dal fallimento del tirrenocentrismo alla svolta longitudinale: perché il futuro della Calabria passa dall’alleanza strategica tra Crotone e Corigliano-Rossano

​Ritornare al centro del dibattito regionale significa prima di tutto denunciare il rischio di una deriva regressiva che mira a riassorbire le periferie nella vecchia e ormai superata egemonia centralista di Catanzaro. Quando le forze politiche crotonesi conquistarono con orgoglio l’autonomia provinciale, fu spezzto un monopolio politico consolidato e affermato con decisione il valore dell’identità territoriale rispetto ai tradizionali centri di potere di Cosenza e del capoluogo regionale. Oggi, tuttavia, quel modello rischia di inaridirsi se confinato nella difesa nostalgica di un perimetro istituzionale diventato numericamente debole. Di fronte alle trasformazioni normative e alla progressiva perdita di peso demografico, accontentarsi del passato equivale a condannarsi all’irrilevanza. La vera sfida non consiste nel preservare vecchie rendite di posizione, ma nel maturare un’autonomia intellettuale e politica capace di ridefinire integralmente gli assetti geografici, sociali e amministrativi dell’intera regione.

​Il fallimento del tirrenocentrismo e la prospettiva longitudinale

​Per decenni la Calabria è stata sottomessa a una visione dello sviluppo rigidamente tirrenocentrica, che ha concentrato risorse, infrastrutture e snodi decisionali lungo la direttrice della tirrenica, marginalizzando colpevolmente l’intero versante jonico. La prassi consolidata di pensare il territorio unicamente per latitudini — dividendo la regione tra Nord e Sud o riesumando le storiche e polverose categorie di Calabria Citra e Calabria Ultra — ha finito per soffocare le enormi potenzialità della costa orientale. La Calabria è una terra strutturalmente bagnata da due mari: continuare a ignorare la dimensione jonica significa mutilare l’intero sistema economico e sociale calabrese. Superare questa narrazione asimmetrica richiede un vero e proprio ribaltamento concettuale: occorre abbandonare l’ossessione per le sole latitudini e scommettere con coraggio sulla longitudine, trasformando l’Arco Jonico da periferia sottomessa a dorsale strategica di una rinnovata “Calabria dei due mari”.

​Il nodo demografico e il cortocircuito della Legge Delrio

​I nodi legislativi legati al riordino degli enti locali e i parametri emersi dal dibattito sulla Legge Delrio — che prefigurano soglie minime per gli enti intermedi comprese tra i 300 e i 350 mila abitanti — mettono a nudo l’inconsistenza numerica di un’entità crotonese isolata con i suoi soli 170 mila residenti. Di fronte a questo dato di fatto, l’unica alternativa al ritornare passivamente sotto l’orbita del centralismo catanzarese è la sperimentazione coraggiosa di un assetto territoriale del tutto nuovo. La strada maestra non è lo sguardo rassegnato verso il vecchio capoluogo, ma una proiezione strategica verso Nord, lungo l’asse Jonico dell’estremo levante. È qui che si inserisce l’operazione di intelligenza politico-istituzionale che ha portato alla nascita di Corigliano-Rossano, oggi terzo comune della regione. Unire le forze con la grande città della Sibaritide significa superare la frammentazione imperante, garantendo la massa critica demografica ed economica indispensabile per contare davvero ai tavoli regionali e nazionali.

​L’Area Vasta jonica come necessità geopolitica

​La costituzione di un’area vasta che abbracci il Marchesato crotonese e la vasta piana di Sibari non rappresenta un’astratta architettura burocratica, ma risponde a una stringente necessità geopolitica, economica e culturale. Unire la cerniera crotonese al bacino di Corigliano-Rossano significa ricucire un territorio omogeneo per storia, continuità geografica e vocazioni produttive, dall’agricoltura di pregio al turismo, fino alla portualità e alla riorganizzazione dei servizi essenziali. Questa nuova entità amministrativa, forte di oltre 300 mila abitanti, sarebbe perfettamente in grado di interrompere la storica subalternità verso i centri tirrenici e di restituire centralità a un’area a lungo penalizzata dal deficit infrastrutturale. La sintesi è chiara: solo con il coraggio delle scelte di rottura e con il definitivo rifiuto dei vecchi e fallimentari equilibri, l’Arco Jonico potrà finalmente esercitare quel ruolo baricentrico che la storia e la geografia gli hanno assegnato.

Domenico Critelli

Redazione Comitato MagnaGraecia