Sanità nello scontro politico tra danni d’immagine ed esodo a carico dei calabresi
L’imbarbarimento civile che ormai attraversa anche i temi più delicati: disabilità, salute, assistenza
C’è un segnale che non può più essere ignorato. È l’imbarbarimento civile che ormai attraversa anche i temi più delicati: disabilità, salute, assistenza. Questioni che dovrebbero unire diventano strumenti per colpire l’avversario politico. Al centro non c’è più la persona fragile, non c’è il malato, non c’è chi chiede cure. Al centro c’è altro. Tutto viene trascinato dentro lo scontro politico, come se non esistessero enti neutrali, organismi intermedi, strutture tecniche chiamate a garantire diritti e servizi. Eppure esistono. Ma vengono ignorati. Per opportunità, per convenienza, per mancanza di tatto. Mettere il cappello politico su questi temi non è solo sbagliato. È fuori luogo.
Questo accade in un territorio che spesso non affronta i problemi dalla testa, perché non lo vuole fare, e finisce per ragionare con i piedi. Nella Sibaritide, per esempio, esiste un ospedale spoke che garantisce prestazioni ordinarie. È un dato di fatto. Non è un ospedale con alta specializzazione. Non è un centro di riferimento avanzato. Quella funzione spetta agli ospedali HUB. Eppure, quando si propone una visione di area vasta per una provincia che supera i 420 mila abitanti (provincia della Magna Grecia con doppio capoluogo Corigliano-Rossano e Crotone), con un sistema sanitario completo, con un’azienda sanitaria e un’azienda ospedaliera, con dentro anche la specializzazione, scattano resistenze.
Anche da chi informa e pubblica contenuti contro un sistema che può garantire solo assistenza ordinaria (spoke). È paradossale. Si ostacola una proposta strutturata e poi si pubblicano lettere di protesta, spesso senza verifiche, senza riscontri, senza domande. Lettere pubblicate integralmente, così come arrivano. A questo punto una domanda è inevitabile: serve davvero essere giornalisti per fare questo? Pubblicare accuse senza controlli significa colpire l’immagine, la dignità e l’onorabilità dei destinatari. E tutto questo senza un minimo di filtro. Significa alimentare sfiducia senza fornire soluzioni.
E mentre si discute, mentre si scrive, mentre si polemizza, il problema resta intatto. Non si lotta per una sanità più vicina, più completa, più giusta. Non si chiede con forza una struttura di riferimento sullo Ionio, non ci si batte per avere un’azienda ospedaliera o un hub. E intanto gli elicotteri continuano a partire. Volano verso Cosenza, verso Catanzaro. Volano dove c’è la specializzazione che qui manca. C’è poi un altro danno, meno visibile ma pesantissimo. Ogni volta che un cittadino calabrese è costretto a curarsi altrove, è la Calabria che paga. È l’erario regionale che trasferisce risorse ad altre regioni. È un meccanismo noto, documentato, storico. Eppure sembra che nessuno lo voglia vedere. Ed è ovvio che una campagna denigratoria verso la sanità calabrese non fa altro che incentivare l’esodo verso altre regioni. E chi paga? Paga la regione! E la regione dove prende i soldi? Da noi tutti cittadini! E tutto questo per scontri politici, per assicurarsi il posticino in consiglio regionale o altrove. A questo si aggiunge un’altra verità: è in atto una campagna da sempre protesa a promuovere la sanità del Nord denigrando quella del Sud. Analizziamo le risorse destinate alla sanità pubblica: al nord arrivano fondi molto più consistenti rispetto al sud. I livelli essenziali di assistenza raccontano una realtà che penalizza intere aree del Paese. Non è propaganda. Sono numeri. Al Nord abbiamo policlinici universitari, strutture ospedaliere universitarie, dove gli studenti uniscono la teoria alla pratica e si formano nel tempo. A Corigliano Rossano cosa abbiamo? Uno spoke che può garantire solo prestazioni ordinaria! E cosa si fa? Si paragona Corigliano Rossano alle strutture del Nord! A volte viene da chiedersi se taluni conoscano la differenza tra un ospedale spoke e un hub!
Continuare a descrivere ogni giorno una sanità che non funziona, senza distinguere, senza approfondire, senza proporre, significa spingere le persone ad andare via. Significa svuotare il territorio. Significa aggravare un sistema già fragile. La sanità non è un campo di battaglia. È un diritto. E quando viene usata per altri fini, a pagare sono sempre gli stessi. Un’ultima osservazione: via la politica dalla gestione della sanità! Una cosa è la programmazione, gli indirizzi, gli orientamenti, altra cosa è il governo tecnico laddove è necessaria la presenza di figure professionali.
Matteo Lauria